giovedì , 28 agosto 2014
Ultimissime

Intervista a Simone Atum Lugas

Simone Atum Ligas grooveportal Ciao Simone e benvenuto qui a Groove Portal, iniziamo parlando delle tue ultime esperienze live ovvero il tour italiano con gli Stighmate e quello europeo con i Divine Codex.
Ciao! ho iniziato a collaborare con Stigmhate a novembre dell’anno scorso e da subito si è creato un ottimo feeling sia a livello musicale che personale, cosa che ci ha permesso di partire con i live già dopo la prima prova. Finora il responso del pubblico è stato ottimo, soprattutto perché il commento che sento più spesso è che ora la resa sonora è devastante, cosa sempre ottima in questo genere, praticamente fondamentale nei live. Per quanto riguarda invece Divine Codex siamo in fase organizzativa per questo tour europeo, prima vera prova per la lineup visto che fin’ora abbiamo fatto solo date singole. L’attesa è grande quindi incrociamo le dita!

Quali saranno invece i tuoi prossimi impegni live?

Per quanto riguarda Roma e dintorni a breve suono con i Vidharr al Traffic di Roma (romaobscura fest con October Tide, Negura Bunget, The Foreshadowing, Shores of Null e tanti altri), inoltre ci sono altre date in arrivo con il progetto Steel Eigthies (tribute band hard rock/glam anni 80), per il resto a breve sarò impegnato con le registrazioni del nuovo Stigmhate, quindi non faremo live per un po’.

Avendo fatto molte esperienze all’estero, quali sono le differenze che hai notato a livello organizzativo e di pubblico tra l’Italia e gli altri paesi?
Beh intanto c’è un abisso per tutto ciò che riguarda la mentalità del suonare, di fare musica e più in generale del fare il musicista, che di solito si traduce in essere trattati con il rispetto che meritiamo, cosa davvero rara in Italia. Inoltre ho notato spesso che anche le date “piccole” all’estero vengono organizzate e seguite in tutt’altra maniera, sicuramente migliore direi, proprio perché c’è più interesse nel promuovere e supportare questi eventi, inutile lamentarsi che in Italia ci sono pochi live, che molti gruppi in tour non passano nemmeno da qui etc etc, purtroppo se questo accade c’è un motivo, penso chiunque cancellerebbe dalla mappa un paese dopo aver preso batoste e fregature varie, e purtroppo questa è l’Italia dei live.

simone atum ligas grooveportalFacciamo ora un passo indietro, come hai iniziato a suonare la batteria e con chi hai iniziato il tuo percorso di studio?
Ho iniziato nell’ormai lontano 1997 da autodidatta e sono andato avanti in quel modo per molti anni, anche facendo parecchi progressi direi. Ho capito che tutto ciò non sarebbe bastato quando mi sono reso conto di essere rimasto allo stesso livello per troppo tempo, con sì una tecnica discreta ma con poche idee e non tutti gli strumenti necessari per metterle in pratica, a quel punto mi sono rivolto ad un amico di vecchia data (Alessandro Beato, docente presso la scuola di musica popolare di Ostia Antica), il quale mi ha riportato sulla retta via per così dire, aggiungendo a tutto quello che avevo già fatto una tecnica di base di gran lunga migliore e soprattutto il giusto metodo di studio, senza per questo snaturare il mio stile, ma anzi ampliandolo con un approccio più ampio allo strumento. Da lì praticamente la strada è stata in discesa, in poco tempo ho colmato molte delle lacune che avevo da autodidatta e per assurdo mi sono trovato a suonare molto meglio generi come il metal estremo che all’apparenza non hanno nulla da spartire con lo studio “classico” dello strumento!

Quali sono attualmente i batteristi che influenzano maggiormente il tuo stile?
Penso ci vorrebbe un’intervista a parte tanto è lunga la lista! In sintesi: se dovessi limitarmi al metal ed ai gruppi metal con cui sono cresciuto direi sicuramente Gene Hoglan, il migliore in assoluto per gusto, tecnica e potenza; Nick Barker, l’unico ad avere gusto in generi tipo black metal e a far suonare lo strumento anziché andare solo veloce; Dave Lombardo e Pete Sandoval per l’approccio pi˘ “selvaggio” sullo strumento. Se andiamo poi sul metal estremo (black metal nel mio caso) la scelta è semplice: Frost, inarrivabile per velocità, resistenza e cattiveria! Più in generale, parlando di batteristi “veri” ce ne sono davvero troppi, ma sicuramente i primi nomi che mi vengono in mente sono Vinnie Colaiuta, Dave Weckl, Steve Smith, Mitch Mitchell, Stewart Copeland e tanti altri. Non basterebbe una vita per imparare a suonare come uno solo di loro, figuriamoci tutti gli altri!

Tornando al discorso dei tour, i non addetti ai lavori spesso ignorano cosa ci sia dietro a quel palco montato prima dello show, perché non ci racconti la vita da tour vista dal musicista? Dal tour bus al backstage ai minuti prima del live…

In effetti molti ignorano tutto quello che c’è dietro al concerto, che alla fine è solo la parte di finale del processo, ma credo sia più che normale, il pubblico è lì per divertirsi e noi dobbiamo fare il nostro lavoro da intrattenitori. Non vorrei scadere nel banale e dire cose che molti già sanno, ma prima di tutto la vita in tour non è proprio il paradiso che tutti sognano, ci sono giornate infinite passate ad aspettare in aeroporti, stazioni e parcheggi, nottate passate a dormire in van perché non c’è l’albergo, giorni in cui l’unico bagno che vedi è quello dell’autogrill (quando sei fortunato..), cosiddetti “alberghi” che dovrebbero ricevere una visitina dall’ufficio di igiene, promoters e proprietari di locali che cercano di fregarti, bands sconosciute che se la tirano e neanche ti salutano, e poi la parte più divertente, ovvero scaricare la strumentazione, montare, suonare, smontare, caricare e ripartire.. Ma alla fine fa tutto parte del gioco, andare in tour è sempre un’esperienza fantastica e se viene approcciata con la giusta mentalità tutte queste cose apparentemente faticose diventano solo dettagli, cose che contano ben poco quando sono le 4 di mattina, hai finito di caricare, sei distrutto e non ti spieghi perché hai il sorriso stampato in faccia e vuoi ancora fare casino col resto della band, questo è il vero sogno, la libertà che la Musica ti fa vivere.

Negli ultimi anni nel drumming più “estremo” è sempre più in voga l’uso dei trigger, gravity blast e quant’altro sia in studio che nelle situazioni live per raggiungere velocità sempre più elevate, cosa ne pensi?
Sinceramente penso che siamo arrivati al punto di saturazione, da troppi anni si punta solo a queste cose e ci si dimentica di altre fondamentali nella Musica, per esempio il gusto, la melodia, lo scrivere un bel pezzo, bello da ascoltare e che ti rimanga in testa. Ormai sembrano cose di un altro pianeta quando si parla di metal, ormai sembra che se non suoni la cassa a 280bpm, se non fai blast beat (anzi ormai gravity, l’ultima moda) e poliritmie varie il tuo gruppo non vale niente..
Sinceramente non sono mai stato un fan di certi generi troppo focalizzati su questi aspetti e forse non lo sarà mai, però rimango dell’idea che se ascolto un pezzo e non mi trasmette niente un motivo ci sarà pure..

YouTube negli ultimi anni è diventato una vera miniera di informazioni per i giovani batteristi, credi sia un buon supporto?
Assolutamente sì, anche io mi sono trovato molte volte a cercare video live o didattici per tirare giù una partitura e preparare un pezzo al 100%, quindi da questo punto di vista è un ottimo strumento, a volte un po’ abusato da parte di gente che vuole solo farsi notare, ma pur sempre un’ottima cosa.

Insegni?
Sì, mi sono da poco trasferito in una sala professionale e ho cominciato con le lezioni private, a breve inizierò anche un corso in una scuola di Musica, ma per ora meglio non rivelare troppi dettagli, preferisco annunciare il tutto a cosa ultimata!

Su cosa si basa principalmente il tuo programma didattico?
Cerco prima di tutto di fornire un approccio più “easy” alla didattica in modo tale da rendere meno noiosa tutta quella parte di studio dello strumento che richiede molta pazienza e costanza, magari inserendo qua e là la preparazione di un brano, un groove, un’applicazione pratica dei rudimenti etc. Credo sia fondamentale per rendere il percorso di studio più divertente e meno “scolastico”.

Un tuo personale consiglio da dare a coloro che vogliono intraprendere una carriera professionale?
Essere umili ma sicuri delle proprie capacità e del proprio valore, sempre e comunque. E’ la cosa che ti porta più risultati in questo ambiente. E poi ovviamente tanta pazienza e duro lavoro sullo strumento, non ci si può aspettare la svolta della vita se non si è pronti e preparati al 100% ad affrontarla, nessuno ti regala niente e soprattutto non si puÚ fingere in questo mestiere.

Progetti futuri?
L’annuncio del mio primo Endorsement (in arrivo, ci siamo quasi!) e si spera di molti altri, continuare a farmi il mazzo con lo studio della batteria e provare nuove strade in generi ancora ostici come fusion, jazz, latin etc, andare avanti con l’insegnamento, condividere il mio percorso di studio e le mie esperienze con altri colleghi batteristi, ma soprattutto guardare il calendario e vedere che è pieno di live in arrivo!

Grazie per essere stato con noi Simone, speriamo di riaverti qui in futuro, ti lasciamo spazio per un tuo personale saluto ai lettori.

Grazie a voi per l’intervista! un ringraziamento particolare ad Emiliano Cantiano e David Folchitto per il supporto e a tutti i “colleghi” di Roma e dintorni, a presto!

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